Nicola Iodice

Sono un ragazzo di 41 anni, mi chiamo Nicola ed ho il privilegio di scrivere ciò che Dio ha fatto nella mia vita. Fin da bambino giocavo a calcio e vivevo con l'entusiasmo di questo sport nel cuore, praticandolo felicemente e con molto agonismo tutti i giorni, progettando di diventare un gran calciatore.

Ma una mattina, svegliandomi, sentii un gran dolore alla gamba sinistra. Non volevo dire nulla a mia mamma, perché avevo già programmato la giornata (dovevo giocare una partita importante), ma il dolore continuava sempre più forte e così fui costretto a dirglielo. La sua risposta fu: "Sarai stanco o hai preso qualche botta mentre giocavi a pallone". Mi mise la pomata e mi fece stare a riposo. Ricordo che la giornata passò triste e dolorosa, senza poter uscire. I giorni seguenti notammo che il dolore persisteva e iniziavo a non camminare più in modo corretto; fissammo così una visita da un ortopedico. Il giorno della visita sembrava che non arrivasse mai, trascorrevo le mie giornate a letto con forti dolori.

Quando quel giorno arrivò, tutto contento varcai la porta dell'ambulatorio, accompagnato dai miei genitori. Il dottore, solo guardandomi, fece cenno ai miei genitori di farmi uscire per parlare in privato con loro. Accorgendomi del fatto, gli chiesi il perché dovevo uscire se ero io il paziente. Lui affermò che ammirava la mia forza di combattere, e continuò dicendo che non conosceva questa mia malattia e che sarebbe stata difficile da diagnosticare anche nel tempo, e che dovevamo pregare Dio che non venisse attaccato il cervello. I miei genitori erano entrambi avviliti, mentre io ero scettico sulle capacità effettive dello specialista. Da quel momento iniziammo un lungo calvario e per molti anni girammo medici, psicologi e psichiatri, facendo ogni tipo d'esame e ricerca, senza però ottenere risultati e senza comprendere la ragione di questa malattia. Giorno dopo giorno peggioravo e mentre la mia deambulazione era critica, tornarono alla mia mente le parole del primo medico. Caddi in una profonda depressione, con molta rabbia dovetti abbandonare la scuola, e mentre prima trascorrevo i miei giorni giocando a calcio, ora stavo steso in un letto, senza voglia e forza di vivere. Si affacciava in me il desiderio di farla finita; comprai così una pistola.

Un giorno entrai per caso in una sala giochi. Mentre giocavo, mi si avvicinò il responsabile della sala giochi e mi chiese perché il mio volto era triste. Gli risposi che il motivo era evidente. Lui affermò che solo Gesù poteva risolvere il mio problema. Quest'uomo mi ispirò tanta fiducia, non tanto per ciò che aveva detto, ma per la sua gentilezza. Iniziammo a frequentarci, piano piano mi faceva acquistare fiducia nella mia vita, ma puntualmente ogni sera, andando a letto, pensavo alla mia situazione drammatica, e piangevo a dirotto. Il pensiero di suicidarmi era sempre più vicino, vedevo la mia famiglia distrutta e mi sentivo la causa. Una notte in particolare ero distrutto, dopo un pianto a dirotto pensai che quella sarebbe stata l'ultima notte della mia vita; la pistola era già pronta e la mattina seguente mi sarei ucciso. Quella mattina però arrivò una telefonata dall'università degli studi di Napoli, mi chiesero se avessi voluto sostenere un esame mai fatto prima, per tentare di scoprire quale fosse la malattia. Si trattava di una risonanza magnetica, ma io risposi che non ero interessato. Vedendo però mia madre piangere, ci ripensai e per accontentarla le dissi che avrei sostenuto quell'esame, ma che se non si fosse scoperta la mia malattia, l'avrei fatta finita. Andai in ospedale, e dopo alcuni giorni d'attesa il mio medico curante mi disse che purtroppo, non conoscendo la mia malattia, nessuno si sarebbe assunto la responsabilità di questo esame. Mi fecero aspettare mezz'ora, per discutere del mio caso tra tutti i medici. Dopo mezz'ora un infermiere mi comunicò che avrei fatto la risonanza. I miei genitori erano contenti ed io iniziai a pensare di tutto.

Telefonai al mio amico (quello che mi aveva ispirato fiducia) e gli chiesi se poteva venire all'ospedale il giorno della risonanza, per sostenere i miei genitori che sarebbero rimasti soli durante l'esame. Non potendo venire, mi disse che avrebbe mandato la sorella. Così arrivò il giorno della risonanza e la sorella del mio amico, che era di fede cristiana evangelica, venne da me, portandomi un regalo: la Bibbia. Mi disse che Dio le aveva messo nel cuore di farmi leggere un Salmo e lo scrisse in prima pagina, ed io per accontentarla lo lessi insieme a lei; poi appoggiai la Bibbia sotto al mio comodino. D'accordo con mia madre, mi feci accompagnare da quest'amica nell'altro padiglione dell'ospedale, dove dovevo sostenere la risonanza.

Quello che mi colpiva era il sorriso della mia amica e pensavo che ridesse perché sapeva che dovevo morire e volesse farmi trascorrere in allegria le mie ultime ore. Arrivò il momento di entrare, così salutai la mia amica; lei mi disse di non preoccuparmi perché Dio era con me. Ai medici chiesi di fare presto; riuscirono ad addormentarmi dopo vari tentativi, ma mi svegliai durante l'esame e realizzai subito che la risonanza sarebbe fallita a causa dei miei movimenti involontari, con la conseguenza che non sarei riuscito a capire che malattia avevo. In quel momento pensai a tre cose: i miei genitori, la pistola già pronta per il suicido e il passo biblico che avevo letto insieme alla mia amica. In particolare il primo verso del Salmo 46 dice: "Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronte nelle difficoltà". In quel momento invocai il Signore, chiedendogli che se veramente esisteva come avevo sentito dalla mia amica, come dice il versetto doveva tirarmi fuori da quella difficoltà. Non finii neanche di dire queste parole che iniziai a sentire la pace nel cuore, mentre con la bocca ringraziavo Dio, senza sapere cosa stesse succedendo. La gioia che riempiva il mio cuore era forte ed indescrivibile, ringraziavo solo Dio. Terminato l'esame, i medici si avvicinarono per svegliarmi, ma io ero già sveglio e lucido. Pieni di incredulità, andarono a chiamare il mio dottore, che aveva seguito la risonanza dal monitor. Lui mi domandò da quanto tempo ero sveglio, e io gli risposi che era da mezz'ora. Lui mi disse che la risonanza era riuscita bene, ma il risultato dell'esame era negativo. Si aspettava una mia reazione.

Mi fece mettere in disparte e mi disse: "Ti ho in cura da sette anni, i tuoi movimenti involontari sono sempre esistiti. Adesso tu affermi che eri sveglio da circa mezz'ora, e ci credo perché sei lucidissimo, però mi devi spiegare: come hai fatto a non muoverti sotto la risonanza ?" Gli risposi che non ero stato da solo e lui mi chiese sorridendo: "Con chi stavi?" Io gli risposi piangendo: "Con Gesù!". Incredulo, mi fece andare fuori. Volevo incontrare subito la mia amica per raccontarle ciò che era successo e mentre lo facevo, tanta gente ascoltava. Abbiamo gioito assieme e ringraziato Dio, poi mi misero in un angolo da solo ed io alzai il lenzuolo della barella e infilai la testa sotto.

Volevo stare solo con Dio per ringraziarLo per quello che aveva fatto e gli chiesi come potevo contraccambiare il suo aiuto. Sentivo che Lui mi chiamava a servirLo. Risposi di no, perché non volevo iniziare un percorso che poi avrei abbandonato, ma la Sua chiamata era così forte che decisi di servirLo, ma solo se da quel momento in poi mi avesse aiutato. Sentii di confessare tutti i miei peccati; ero gioioso perché era cambiata la mia vita; da quel momento sono passati ventuno anni e nonostante della mia malattia non esista ancora una diagnosi, tutto è più facile. Nei momenti difficili c'è qualcuno fedele a cui posso rivolgermi, ed ho la certezza della Sua risposta. Ma la cosa più bella è che quando il Signore ritornerà andrò in cielo per vivere con Lui per l'eternità.

Caro lettore, ti invito ad invocare Dio con cuore aperto, senza pensare alla religione e senza pregiudizi... Dio ha mandato suo figlio a morire sulla croce per tutti, anche per te... per guarire le tue malattie... ma soprattutto per sconfiggere il peccato, l'unica malattia che nessun medico può curare... Il peccato è stato vinto alla croce da Gesù Cristo, il risorto dai morti! 

Nicola Iodice