Coraggio

Mi chiamo Evelina e sono nata nel 1998 in Ucraina in una famiglia credente; sono terza di tre figlie. La mia famiglia serviva il Signore nella chiesa che frequentavamo al nostro paese.

All’età di tre anni i miei genitori decisero di trasferirsi in Italia, ma quella decisione fu solo l’inizio di quella che in seguito si rivelò una durissima prova per tutti noi. A Marzo del 2002 iniziammo così il nostro trasferimento. Partimmo in macchina e portammo con noi anche la mia nonna paterna. Il viaggio fu veramente lunghissimo: ho ancora qualche ricordo che a tratti mi balena in mente. Ricordo di un adesivo attaccato in un piccolo angolo del parabrezza dell’auto su cui era scritto : “Questa macchina è protetta da Dio”, e dopo quel giorno noi tutti possiamo testimoniare ancora oggi quanto fosse vera quell’affermazione. Era sera, eravamo appena entrati in Italia quando, proprio in autostrada, avvenne un disastro: un veicolo ad altissima velocità ci travolse e distrusse completamente la nostra macchina facendola schiantare contro il guardrail, ma grazie a Dio e alla Sua protezione, nessuno di noi si ferì. Con la macchina completamente distrutta ed una notte passata in pronto soccorso per degli accertamenti medici, iniziò la nostra nuova vita in Italia.

In seguito a questo, giungemmo in treno in Calabria, a Crotone, dove ci aspettava un fratello che in quel periodo era pastore della chiesa locale ADI e con cui eravamo stati messi in contatto prima di partire. Grazie all’aiuto e all’amore fraterno della chiesa, fummo integrati e sostenuti in tutto.

I trasferimenti però non finirono lì. Dopo soli quattro anni ci trasferimmo in Toscana, precisamente a Pistoia, una città poco lontana da Firenze, dove vissi tutta la mia adolescenza.

Questa fase della mia vita, grazie alla mia famiglia ed agli insegnamenti che mi sono sempre stati dati, non ebbe niente di diverso da quella di molti ragazzi cristiani. Il mio carattere è sempre stato molto esuberante: avevo sempre voglia di stare ed a volte anche di conformarmi ai miei amici di scuola, anche se nulla mi piaceva e mi attirava veramente, infatti non ho mai ceduto alle tentazioni che mi si presentavano davanti e per questo non posso fare altro che ringraziare Dio.

Accettai il Signore nella mia vita all’età di 15 anni, durante il nostro consueto studio biblico in famiglia; il tema dello studio riguardava la morte eterna ed io ricordo perfettamente come la ragazzina spensierata qual’ero io, crollò ad un tratto. Iniziai a riflettere, a farmi mille domande e soprattutto ad avere paura della morte, ma non della morte terrena, bensì di quella che per me era la cosa più spaventosa di tutte: la morte eterna. Ricordo che provai ad immaginarmi come potesse essere e mi vennero i brividi; così dentro di me l’unica cosa che riuscii a dire a Dio fu: “Dio mio aiutami, io non voglio passare l’eternità così, lontana da te”. Così la mia famiglia pregò con me e io diedi il mio cuore al Signore.

Dal momento della mia conversione un verso della Bibbia mi accompagnò sempre, anche se all’inizio non ne capivo il perchè. Iniziai a ripeterlo ogni tanto fra me e me, così mi tornava in mente spesso, a volte senza che ci fosse un apparente  motivo. Il verso si trova nel libro di Giosuè 1:9, che dice: <<Non te l’ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perchè il Signore, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai>>. In quel momento della mia vita, mi sembrava che quel verso non mi fosse di alcun aiuto, infatti non lo sentivo per me però non riuscivo a dimenticarlo.

All’età di 17 anni conobbi un ragazzo di cui mi innamorai follemente e sempre di più, fino al punto in cui misi da parte completamente il Signore. Tutto nella mia vita era relazionato a lui, dipendevo da lui in ogni cosa e, pur di non perderlo, iniziai a privarmi di tutto. Oltre al Signore, allontanai da me la mia famiglia, fino ad escluderla completamente dalla mia vita: non mi riconoscevano più, non sapevano più niente di me ma, in disparte, osservavano come io mi stavo rovinando la vita, pregando e soffrendo tanto a causa dei muri che io mi costruii attorno.

Questa relazione per me era diventata una prigione: vivevo nell’ansia, nella paura perenne di commettere anche il minimo errore nei confronti di questo ragazzo che non si fidava minimamente di me e questo mi portò ad isolarmi da tutto e da tutti. Smisi di avere contatti anche con i miei amici più intimi, ma soprattutto con le mie sorelle, alle quali non raccontavo mai niente e non le rendevo mai partecipi dei miei sentimenti per evitare che si facessero una brutta impressione su di lui. La mia autostima e la mia sicurezza scomparve del tutto, non mi amavo e non mi piacevo più, odiavo me stessa perchè non riuscivo mai ad essere abbastanza  per nessuno e specialmente per lui.

Dopo tre anni di relazione ero ormai parte della sua famiglia, che mi amava e mi faceva stare bene, mi faceva provare l’amore che un nonno, uno zio, un cugino ti può dare, quello di una famiglia grande e unita, sentimenti che io non ho mai provato a causa della lontananza dal mio paese. Mi ero adattata a vivere con loro ed ormai non riuscivo più a immaginare la mia vita diversamente, fino a quando non arrivò l’ultimo anno di liceo e la maturità.

Fu un anno terribile per me: iniziarono i problemi scolastici, i problemi con il mio ragazzo, i litigi erano ormai all’ordine del giorno e piano piano lui iniziò ad allontanarsi da me a causa di quest’ultimi. La sua lontananza mi fece sentire spaesata, mi venne a mancare la terra sotto i piedi, non avevo niente all’infuori di lui, non avevo una singola persona con cui parlare, a cui chiedere consiglio, o semplicemente con cui svagarmi infatti, dopo aver allontanato tutti, non avevo nemmeno il coraggio di tornare da loro a chiedere aiuto, per paura di non essere accettata e capita. Così mi rinchiusi in me stessa, passavo le giornate a scuola o a piangere nel letto; non mi fidavo di nessuno e mi tenevo tutto dentro. Finchè non arrivò la fine dell’anno scolastico, il quale portò inesorabilmente ad un esito negativo; la bocciatura fu un’altro duro colpo e la prova fu grande.

La mia relazione con quel ragazzo nel frattempo continuava, i problemi non mancavano, e la bocciatura non fece altro che influire negativamente sul nostro rapporto; lui aveva già progettato la sua vita nella quale io ero inclusa, ma adesso i suoi piani erano stati interamente compromessi e non riusciva a perdonarmi questo mio fallimento.

A distanza di qualche settimana il mondo mi crollò addosso. Al termine di una giornata trascorsa con i suoi parenti, venni a scoprire che lui da diverso tempo aveva iniziato a relazionarsi con un’altra ragazza frequentante la sua stessa scuola. Il solo pensiero di perdere completamente lui e tutto quello che in tre anni avevamo vissuto e costruito insieme mi distrusse.

Interruppi la relazione senza dare tante spiegazioni a nessuno e mi tenni tutto dentro.

Soffrivo rinchiusa in me stessa, ormai ogni cosa era andata a rotoli nella mia vita, mi consideravo un totale fallimento, sia per me stessa che per la mia famiglia. Continuavo a chiedermi il motivo per cui Dio mi tenesse ancora in vita, nonostante la mia inutilità.

I miei problemi fisici non fecero altro che intensificarsi, ero in uno stato di angoscia perenne: iniziarono i problemi cardiaci come tachicardia e aritmia, insonnia, non provavo più fame e così, in una sola settimana, persi ben 5 chili e successivamente ne persi ancora di più. Però ad un certo momento Dio mi diede la forza di parlare con la mia famiglia e con due dei miei amici più intimi. Esternare tutto mi aiutò a uscire piano piano dalle mura che avevo intorno a me. Ricominciai ad uscire con il gruppo dei giovani, ad andare in chiesa ma soprattutto parlare con le mie sorelle mi diede un aiuto fondamentale.

Soffrii per tre mesi, ma non riuscii mai a dimenticare quel ragazzo, e quando tornò da me pentito dell’accaduto non ebbi il coraggio di allontanarlo definitivamente, così continuammo la relazione per qualche altro mese, nella completa desolazione di un amore ormai distrutto per sempre.

Con il passare del tempo Dio iniziò a mettere un peso nel mio cuore per la mia lontananza da lui, per gli errori e i peccati commessi davanti a lui. Questo peso crebbe in me in maniera esponenziale, fino al punto che con la forza ed il coraggio che Dio mi diede riuscii a porre fine a quella relazione che per così tanto tempo mi ossessionò e mi fece soffrire. Mi abbandonai completamente a Lui e Gli affidai la mia intera vita, perché mi resi conto che non ero in grado di dirigerla da sola.

Dio mi prese per mano e mi mostrò la via del ritorno, mi modellò e mi ammaestrò giorno dopo giorno. Passavo le giornate in comunione con Lui e non desideravo altro. Piano piano risanò anche i rapporti con la mia famiglia e con i miei amici e mi aiutò anche a concludere l’ultimo anno di liceo che stavo ripetendo, al termine del quale i miei genitori presero la decisione di trasferirsi un’ultima volta. A luglio del 2019 cambiai vita nuovamente: mi trasferii a Rimini, dove ai miei genitori è stata affidata la cura di una piccola missione delle Chiese Cristiane Evangeliche russofone.

Ma il piano del Signore è meraviglioso: Egli promise che la mia vita sarebbe cambiata completamente se mi fossi fidata di lui e sono qui oggi a testimoniare della Sua fedeltà.

Finalmente, dopo anni, il Signore mi ha fatto comprendere l’importanza e il significato di quel verso di Giosuè 1:9, la completa fiducia in Lui ed il coraggio che Egli ha donato al mio cuore dal momento che mi sono lasciata condurre da Lui in ogni passo. Mi ha sostenuta nel trasferimento ed ha permesso che io prosperassi nelle Sue vie. Mi ha donato una famiglia bellissima qui a Rimini, mi ha dato tutto quello che cercavo, amore, felicità, mi ha messa al suo servizio, mi ha dato la grazia di fare anche il battesimo in acqua e mi sta facendo crescere nei suoi valori giorno dopo giorno. Le prove per le quali sono passata, Dio le ha usate per il mio bene, per la mia crescita mentale e spirituale.

Se hai letto questa testimonianza, quello che mi sento di dirti è che nulla di quello che stai vivendo o che hai vissuto finora è troppo per permettere a Dio di intervenire e cambiare radicalmente la tua vita ed il tuo cuore. Arrenditi a Lui e permettigli di liberarti dalle catene che ti tengono giù.

La vita che il Signore ti può donare è migliore di qualsiasi altra cosa: non avrai bisogno di riempire quel vuoto nel tuo cuore con le cose effimere e futili di questo mondo che ti deluderanno sempre, a differenza invece del nostro Signore!

 

Evelyna Zhyryada 
2019