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E' interessante come di questo personaggio del libro di Ruth non si conosca il nome, quasi a sottolineare il suo essere anonimo, insignificante, non degno di essere citato. 

La sua figura ci parla di quanti, avendo paura di perdere quello che è terreno o meglio di non avere nessun vantaggio umano, non colgono le occasioni di avvalersi dei beni spirituali. 

La vigliaccheria spirituale porta: 

1. ALLA DISUBBIDIENZA DELLA PAROLA DI DIO 

a. La Legge permetteva al parente prossimo di avere il diritto e dovere di riscatto della terra venduta per motivi di povertà. Colui che si avvaleva di tale diritto poteva usufruire dei frutti di quella terra fino all'anno del Giubileo per poi restituire quella terra al parente che l'aveva venduta (Lev 25:25-27). 

b. La legge però chiamava il parente più prossimo ad assumersi una responsabilità, chiamata "legge del levirato". II parente maschio più prossimo aveva il dovere di mantenere in vita il nome di colui che era morto senza lasciare eredi. Avrebbe dovuto sposare la vedova, i figli avrebbero portato il nome del defunto, avendo però diritto anch'essi di parte della sua eredità (Deu 25:5-10). Tale usanza esisteva anche prima della Legge (Gen. 38:1-10). Dalle parole riportate in Deuteronomio e dalla sorte di Onan, vediamo come Dio condannava chi non si assumeva questa responsabilità. 

c. Il parente di Elimelec dimostra la sua vigliaccheria in quanto è disposto a mettere in pratica la legge solo là dove vede un vantaggio, mentre teme di applicarla là dove non vede lo stesso vantaggio. I codardi spirituali hanno paura di accettare tutta la Parola (Atti 24:24-26). 

2. A NON IMPEGNARSI COMPLETAMENTE PER LE COSE DI DIO 

a. Il parente di Elimelec era disposto a impegnarsi solo per il diritto di riscatto e non per il dovere del levirato. 

b. Dio chiede al credente di impegnarsi per Lui. Un impegno che dovrebbe essere totale e senza riserve e calcoli, costi quel che costi (Mat 6:33; Luc 14:33) 

c. La Parola di Dio richiama il credente alla sua responsabilità di consacrazione, di fronte alla quale non può tirarsi indietro. Dio, però, desidera che il credente si applichi a metterla in pratica, non solo per dovere, ma anche perché accetta le sfide che essa presenta con il coraggio della fede (Aggeo 1:4-8;Aggeo 2:15-19; Mal 3:10) 

3. FA PERDERE LE OPPORTUNITA' CHE DIO OFFRE 

a. Il parente di Elimelec non aveva idea di ciò a cui stava rinunciando non avvalendosi del diritto di riscatto e venendo meno alla sua responsabilità di sposare Ruth. Rinunciava alla benedizione di Dio sulla sua discendenza fino al Messia. 

b. La vigliaccheria spirituale ci fa essere profani come Esaù. Non ci fa apprezzare le benedizioni di Dio, perché essa dà valore solo alle cose terrene e visibili (Ebrei 12: 16) 

c. Per paura di perdere ciò che è terreno si rinuncia a quello che è celeste  (Matt. 19:22) 

CONCLUSIONE 

La figura di quest'uomo si può accostare ai due servitori delle parabole dei talenti e delle mine (Matteo 25:25; Luca 19:21). Uomini che, per paura di non ricavare niente per sè, non si avvalgono dei beni che il loro Signore ha messo a loro disposizione. La Bibbia chiama con disprezzo questa sorta di uomini "codardi" e li paragona agli increduli, ai fornicatori e agli omicidi (Apo 21:8).