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L’AMORE CHE VIENE DA UN CUORE PURO, DA UNA BUONA COSCIENZA E DA UNA FEDE SINCERA.            1Tim 1:5

L’amore a cui fa riferimento l’apostolo Paolo in questo passaggio della sua lettera a Timoteo, è l’amore che viene da Dio. L’amore di Dio è un amore che ‘sorpassa ogni conoscenza’ (Ef 3:19), è l’essenza stessa di Dio: Dio è amore (1Gv 4:8).

Questo amore è imparziale, disinteressato, senza riserve e senza limitiPerché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna (Gv 3:16).

Questo amore non si trova nell’uomo naturale, ma viene partecipato da Dio stesso per mezzo dello Spirito Santo al cuore di chi crede in Gesù e lo accetta come proprio personale Salvatore e Signore. Sempre l’apostolo Paolo, scrivendo ai Romani, si esprime in questo modo: perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato (Ro 5:5).

Ricevere l’amore di Dio nel proprio cuore è quanto di più auspicabile vi possa essere per l’uomo, perché significa ricevere Dio stesso. L’apostolo sta parlando di un miracolo, il più grande ed il più desiderabile dei miracoli che l’uomo possa ricevere da Dio: il miracolo della salvezza, il miracolo della ‘nuova nascita’, il miracolo del passaggio dalla morte alla vita eterna (Gv 3:3, 5-8).

Ma questa realtà, che Paolo richiama all’attenzione di Timoteo, implica non soltanto il ‘ricevere’ l’amore di Dio, ma anche, dopo averlo ricevuto, il farne parte ha chi ne ha bisogno: Pietro disse..al paralitico che si trovava alla porta del tempio per chiedere l’elemosina..: «Dell'argento e dell'oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» (At 3:6).

Che meravigliose esperienze sono quelle intorno alle quali l’apostolo intrattiene il suo giovane collaboratore: ricevere dal cielo, nel proprio essere, nella propria anima, l’amore di Dio, per poi poterlo concretamente comunicare, da parte del Padre Celeste, al prossimo che è nel bisogno.

Queste esperienze potrebbero sembrare così eccelse, così tanto elevate, da far esclamare: come possono avvenire queste cose? (Gv 3:9); si potrebbe essere indotti a pensare che siano esperienze di altri tempi, ormai passati, o riservate soltanto ad alcuni, a pochi eletti.  Nelle Sacre Scritture si legge invece che esse sono più che mai attuali, e pienamente realizzabili da chiunque lo desideri. Giovanni scrive nel suo Vangelo:.. a tutti quelli che l’hanno ricevuto, Egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio (Gv 1:12-13). Il giorno di Pentecoste, a Gerusalemme, a coloro che rimasero compunti dalla sua predicazione e domandarono ‘fratelli, che dobbiamo fare?’  Pietro rispose: Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome del Signore Gesù, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà (At 2:38-39).

Come si può dunque divenire partecipi di tale e tanta benedizione, quali sono i presupposti, e quali le condizioni, perché chi sinceramente lo desidera possa ricevere l’amore di Dio e possa poi trasmetterlo al prossimo?