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“L’AMORE CHE VIENE DA UN CUORE PURO, DA UNA BUONA COSCIENZA E DA UNA FEDE SINCERA” (1 Timoteo 1:5).

L’amore di Dio … “VIENE DA UNA BUONA COSCIENZA”.

La coscienza è ciò che distingue l’uomo, creato ad immagine di Dio, dal mondo animale. Essa risiede nella parte più intima dell’uomo, lo spirito, e lo rende un essere morale: ”essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza ed i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda” (Romani 2:15).

Purtroppo, nell’uomo naturale, non solo il cuore ma anche la coscienza è corrotta: ”Tutto è puro per quelli che sono puri; ma per i contaminati e gli increduli niente è puro; anzi, sia la loro mente, sia la loro coscienza sono impure” (Tito 1:15). Sempre nella sua prima lettera a Timoteo, Paolo fa menzione dell’ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza (1Timoteo 4:2). Come un cuore impuro non può ospitare né trasmettere l’amore di Dio, così con una coscienza impura non è possibile dispensare le cose sante di Dio. Ai farisei e agli scribi, che provocatoriamente interrogarono Gesù riguardo all’opportunità di lapidare una donna colta in adulterio, Egli rispose: «Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei»; “Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi".(Giovanni 8:7, 9).

Per poter servire Dio liberamente e trasmettere al prossimo il suo amore anche la coscienza necessita di essere purificata. In un altro dei suoi scritti a Timoteo suo legittimo figlio nella fede, Paolo afferma: “Ringrazio Dio, che servo … con pura coscienza” (2Timoteo 1:3). Sempre Paolo, trovandosi a doversi difendere dai suoi accusatori, fissato lo sguardo sul sinedrio, disse: «Fratelli, fino ad oggi mi sono condotto davanti a Dio in tutta buona coscienza» (Atti 23:1). Ed ancora lui, testimoniando della propria fede dinanzi al governatore Felice, poté affermare: «avendo in Dio la speranza, … che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti … mi esercito ad avere sempre una coscienza pura davanti a Dio e davanti agli uomini» (Atti 24:15, 16). Nel seno della comunità cristiana gli incarichi di responsabilità possono essere affidati soltanto a credenti che custodiscano il mistero della fede in una coscienza pura (1 Timoteo 3:9).

Tra le esortazioni dell’apostolo al suo giovane collaboratore vi era anche quella di combattere la buona battaglia, conservando la fede e una buona coscienza; alla quale alcuni hanno rinunciato e, così, hanno fatto naufragio quanto alla fede (1 Timoteo 1:18, 19). Anche l’apostolo Pietro, scrivendo ai credenti sparsi nell’Asia minore, li incoraggiava ad essere sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni. Ma fatelo con mansuetudine e rispetto, e avendo una buona coscienza (1 Pietro 3:15, 16).

Ma come l’uomo non può da sé cambiare il proprio cuore, altresì non è in grado di purificare la propria coscienza, poiché i doni e i sacrifici … non possono, quanto alla coscienza, rendere perfetto colui che offre il culto; altrimenti non si sarebbe forse cessato di offrirli, se coloro che rendono il culto, una volta purificati, avessero sentito la loro coscienza sgravata dai peccati? (Ebrei 9:9; 10:2).

Soltanto il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente! Avviciniamoci dunque con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell'aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura (Ebrei 9:14; 10:22).