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Sabato 3 aprile, abbiamo avuto un incontro Giovanile con le chiese dell’Italia Nord-Est.

Il tema dello studio trattato era “Giovani e fede oltre il digitale” portato dal fratello Gionathan Borelli.

La Rivoluzione digitale e tecnologica ha inevitabilmente coinvolto ed investito le nostre vite; ha investito la società sotto ogni aspetto: politico, economico, religioso, morale e di conseguenza è diventata una realtà con la quale dobbiamo necessariamente interfacciarci.

«Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla.» 1 Corinzi 6:12

Questo è un verso che possiede un enorme ed incomparabile saggezza e possiamo applicarlo ad ogni aspetto della nostra vita.

C’è un presupposto da dire subito: sbagliamo a demonizzare a priori determinate cose, sbagliamo quindi a pensare che i social e la tecnologia siano qualcosa di negativo.

Sicuramente, in questo ambito, è necessaria molta attenzione e molta cautela ma ringraziamo Dio per questi strumenti che ci ha donato.

Non vogliamo parlare di tutti gli aspetti positivi, perché già li conosciamo, ma vogliamo parlare di quei pericoli che ci sono, ma che spesso non riusciamo a scorgere.

Dominare il mondo digitale

Il Vangelo ci sfida in ogni epoca: 60 anni fa c’erano delle sfide, 30 anni fa altre sfide, oggi la nostra sfida non è contro la libertà di culto, o contro l’impero romano, ma è contro il digitale che irrompe nella nostra vita a volte anche in maniera prepotente.

Il fatto che il vangelo ci sfidi non è una novità: Gesù ci ha sempre chiamati ad una sfida che in un certo senso va oltre noi stessi e che non possiamo superare con le nostre forze.

In un certo senso è quindi una sfida tra la chiesa reale e la chiesa virtuale.

Si parla spesso di concorrenza o complementarietà tra questi due tipi di chiese, ed ovviamente è giusto cercare di integrare l’una con l’altra, ma questo ragionamento va bene fino ad un certo punto per una serie di motivi.

Innanzitutto ci dobbiamo domandare: Siamo sicuri di essere così maturi da essere in grado di gestire la tecnologia nella nostra vita?

Troppo spesso sentiamo dire che il digitale non è un male e l’importante è usarlo bene, ma spesso nella chiesa e tra i giovani stessi non si vede questa maturità e spiritualità che tanto viene decantata nel saper controllare questa rivoluzione digitale.

Quando facciamo un po’ gli spocchiosi, ricordiamo ciò che dice la parola di Dio: «Perciò, chi pensa di stare in piedi guardi di non cadere.»  1 Corinzi 10:12.

Il mondo digitale agisce molto nell’ambito subliminale e quando noi pensiamo di sapere dominare bene questo mondo, significa allora che questo mondo ci sta già dominando.

L’aspetto più pericoloso nelle nostre vite non è la nostra debolezza, ma la forza apparente che deriva dal sentirci all’altezza delle situazioni. 

La troppa fiducia in sé stessi è spesso l’ingrediente preparatorio per una disastrosa sconfitta.

«L'orgoglio dell'uomo lo porta in basso, ma chi è umile di spirito otterrà gloria.» Proverbi 29:23

Quindi quando noi pensiamo di essere sicuri, allora spesso lì cadiamo.

Ci sono tanti esempi nella Bibbia: l’emblema è Sansone.

Il controllo che il digitale ha su di noi è maggiore di quello che noi abbiamo sul digitale.

Il prezzo del mondo digitale

Nei social, tutto ciò che noi non paghiamo e che quindi non ha prezzo, il prodotto siamo proprio noi.

«Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.» Giovanni 10:10

Nei social anche se non paghi con soldi fisici, paghi con il tempo, l’attenzione, la forza e tante altre cose che il mondo tenta di rubarci.

Dietro queste affermazioni, ci sono degli studi ben approfonditi da scienziati e psicologi che affermano che quando usi qualcosa di gratis in cambio, devi pagare con altre cose.

Dio ci deve illuminare, il gioco del nemico è portarci via del tempo che potremmo dedicare a Dio.

Il nuovo inizialmente spaventava, ma poi ci si è sempre abituati, il mondo digitale però è diverso, non è neutrale, gli effetti che ha sulla nostra vita all’inizio sono impercettibili in quanto agiscono sul lungo termine.

La tecnologia tende ad esasperare e rafforzare i valori o vizi umani e culturali già esistenti in noi. Se è vero che il modo in cui si usa la tecnologia ne determina la virtuosità, è altresì vero che dipende dai valori che possediamo più che dalla tecnologia che utilizziamo. Questo è ciò che sarà amplificato e rafforzato in noi.

Anche nel Vangelo troviamo questo concetto: «L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene, e l’uomo malvagio dal malvagio tesoro del suo cuore tira fuori il male; perché dall’abbondanza del cuore parla la sua bocca.» Luca 6:45

«Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi. Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore. Non ubriacatevi! » Efesini 5: 15

Potremmo dire: “Non ubriacatevi (di social)” perché è soprattutto sul tempo che il digitale ci va ad attaccare.

Ci sono statistiche che dicono che Whatsapp è usato da circa 22 milioni di italiani e occupa circa 11 ore e 30 al mese e ogni giorno circa 2 ore e 30 minuti.

«Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo» Ecclesiaste 3:1

Nessuno dice che non dobbiamo usare i social, ma dobbiamo fare attenzione ed imparare a saper gestire il tempo. Al posto di passare tutte queste ore al telefono, potremmo fare altre cose che la Bibbia ci invita a fare, come: una visita agli anziani, o scrivere una lettere ad un detenuto.

Il nemico cercherà sempre ogni mezzo valido per intralciare e rallentare il nostro cammino.

Spesso pensiamo che il nemico usa solo cose cattive per attaccarci e trascuriamo la possibilità che possa usare anche cose buone spingendoci ad utilizzarle in maniera errata.

«Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!» Genesi 4:7

Ogni volta che usiamo un social, c’è qualcuno che ci spia, che vuole che noi rimaniamo lì per farci perdere del tempo. Potremmo anche ascoltare culti su YouTube dalla mattina alla sera, e potrebbe essere buono, ma se facessimo solo questo, non staremo adempiendo al mandato che Dio ci ha affidato.

La differenza tra la comunicazione del mondo digitale e quella di Dio

Il nostro cristianesimo non può ridursi a un qualcosa di astratto e teorico. Vogliamo vivere in questo mondo parallelo che noi ci siamo creati perché a noi va bene così, perché è comodo e ci stiamo bene, ma questo è assurdo perché non possiamo pensare di poter vivere in un Truman Show tutta la vita, perché c’è un mondo reale che dobbiamo affrontare.

I social & company vogliono farci credere che le relazioni telematiche siano equivalenti, se non addirittura migliori delle relazioni di “presenza”, perché non hanno gli elementi di sofferenza e di difficoltà che queste comportano, ma nessun Media sarà capace di farci provare le gioia di avere un contatto autentico con un’altra persona. La relazione è centrale per ciò che siamo; nel bene e nel male siamo costantemente di fronte alla nostra natura di creature «in dialogo». Siamo stati creati per stare in dialogo con Dio e tra di noi, il Dio della Bibbia è Qualcuno che desidera dialogare con qualcuno.

«Poi venite, e discutiamo», dice il SIGNORE Isaia 1:18

«Poi udirono la voce di Dio il SIGNORE, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l'uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il SIGNORE fra gli alberi del giardino.» Genesi 3:8

Dio non si è mai sottratto alle relazioni, ma anzi, ha sempre cercato di dialogare e talvolta anche di discutere con la nostra infedeltà e con le nostre mancanze. Dio avrebbe potuto scegliere di parlare con una voce dal cielo, ma ha scelto di camminare con l’uomo. Il parallelismo Bibbia-Social nell’ambito delle relazioni non è semplice, però pensiamo che in tutta la scrittura Dio si è manifestato spesso in maniera visibile.

Dio avrebbe potuto guidare il Suo popolo con una luce, una voce dal cielo, ma Dio ha scelto di manifestarsi. Dio si è fatto uomo per venire ad incontrare l’uomo, quindi se volessimo fare un parallelismo, Dio non ci avrebbe mai voluto incontrare sui social piuttosto che dal vivo.
La comunicazione esclusivamente digitale implica inequivocabilmente la “morte delle relazioni”, ma in realtà può integrarsi a queste, senza mai andare a sostituirle però.

Possiamo dire che il mondo a volte arriva a delle conclusioni a cui noi credenti non arriviamo; in questo periodo di Covid19 quasi tutti hanno capito l’importanza delle relazioni di presenza. Abbiamo avuto i Talk Show dove tutti dicevano che senza pubblico non si può stare, ogni aspetto della nostra società sta soffrendo la mancanza di relazioni e noi credenti, che dovremmo vivere ancora di più queste relazioni ci stiamo rintanando dietro queste piattaforme, quando invece dovremmo vivere la relazione.

«Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». Matteo 18:20

Nella scrittura tante volte troviamo un luogo fisico, un “lì” dove Dio ci vuole incontrare, dove i fratelli devono dimorare insieme. Nell’ambito della comunicazione c’è un mittente, un ricevente, un canale, un messaggio, un referente e in tutto questo processo sappiamo che ci sono dei disturbi tra chi trasmette e chi riceve il messaggio: disturbi di trasmissione, ricezione, trasporto. È evidente che più si amplificano i canali di trasmissione, più si mettono barriere nella comunicazione e alla fine sarà più difficile comunicare, è quindi importante ripristinare questo aspetto delle relazioni che è fondamentale, perché i disturbi in un canale digitale saranno maggiori rispetto a quelli in presenza.

«Molte cose avrei da scrivervi, ma non ho voluto farlo per mezzo di carta e di inchiostro; ho speranza di venire da voi e di poter parlare a viva voce, perché la nostra gioia sia piena.» 2 Giovanni 12

Giovanni sapeva che scrivere una cosa aveva il suo valore, ma non poteva eguagliare la comunicazione verbale da vicino. Ci sono cose che vanno discusse a voce, ci sono cose del culto che non possono essere sostituite da una piattaforma, e non accorgersi di questo è grave perché tra una presenza fisica e una digitale c’è un abisso e ciò significa che c’è un problema nella nostra concezione di relazione e comunicazione. Dobbiamo stare attenti perché rischiamo di sostituire qualcosa che è insostituibile. Nonostante la straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, nel mondo digitale, i miei messaggi continui rischiano di amplificare la nostra solitudine e spesso diventano la scorciatoia per sentirsi meno soli senza troppa fatica, ci salvano dalle relazioni impegnative o da situazioni in cui non sappiamo bene che dire o fare.

Una chiesa senza relazioni, sarà sicuramente una chiesa senza problemi, ma ricordiamo che ogni sofferenza che sperimentiamo nelle relazioni con gli altri, ha lo scopo di ricordarci il nostro bisogno di Dio. Spesso, quello che vorremmo evitare, corrisponde a ciò che Dio ha scelto per renderci più simili a lui. Per non parlare poi dell’aspetto della croce, perché è più comodo e facile vivere la nostra cristianità sui social, ma c’è una fatica e l’apostolo Paolo ci ricorda che c’è una croce da portare, ma ogni nostra fatica non risulterà vana per Dio.

«Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando del continuo nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.» 1 Corinzi 15:58

Qualcuno disse che si potrebbe anche inventare una civiltà senza croce, ma ricordatevi che sarà una civiltà senza Dio. Non esiste un cristianesimo senza croce, senza fatica, senza sforzo, senza impegno.

«Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all'amore e alle buone opere, non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno.» Ebrei 10:24

In chiesa l’importante non è solo partecipare, perché oltre a quello dobbiamo aiutarci ed esortarci all’amore e alle buone opere. La presenza di un individuo nel corpo di Cristo dovrebbe avere una presenza visibile sugli altri attraverso l’amore e le buone opere, un effetto stimolante e provocatorio come faceva ad esempio Gesù con i farisei, i quali a quest’ultimi andava il sangue al cervello quando Gesù faceva opere meravigliose e loro non riuscivano a fare le stesse cose. Nessuna vera chiesa di Gesù Cristo dovrebbe essere un luogo in cui i credenti si riuniscono semplicemente una volta alla settimana, si incontrano l’uno con l’altro e poi proseguono per le loro faccende.

«Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.»  Efesini 2:10

Dio ha preparato delle buone opere per noi non affinché ne parlassimo o ne discutessimo, ma affinché le praticassimo. Ci sono cose che noi dobbiamo fare e il mondo digitale non può assolutamente permetterci di farle. Dio, attraverso la pandemia, ci ha fatto comprendere la differenza tra andare in chiesa ed essere chiesa. Tutto ciò che riflette la pigrizia non può essere un bene per noi, la mollezza fisica va di pari passo con quella spirituale.

«Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore»   Romani 12:11

I pericoli del mondo digitale

Il digitale ci ha impigrito, ma forse già prima c’era un rapporto in crisi con il cristianesimo reale. Abbiamo necessità di chiedere al Signore la vera libertà. Perché la fede cristiana è un modo di vivere, è un impegno concreto, giornaliero, che nasce dalla preghiera, dalla nostra relazione con Dio e che si completa con il servizio al Signore.

Ci sono quattro tipi di persone al mondo: 

  • quelle che non sanno cosa sta accadendo

  • quelle che guardano a ciò che sta accadendo

  • quelle che fanno finta che non sta accadendo nulla

  • quelle che le fanno accadere

Neemia era un uomo di preghiera e uno dei maggiori lavoratori della bibbia, una persona che faceva accadere le cose, aveva in cuore qualcosa e si mosse con il favore di Dio. Tutto ciò che crea dipendenza è pericoloso (Giovanni 8:34) e il peccato ci rende ciechi riguardi alla nostra dipendenza da Dio. La prima cosa che ti dice un alcolista o un tossicodipendente se gli proponi di andare in Comunità è: “Posso smettere quando voglio.” 

Ma abbiamo noi davvero il coraggio di testare la nostra dipendenza?

Il dramma dell’autoreferenzialità e i “fenomeni da blogosfera”

«Similmente, il Signore ha ordinato che coloro che annunciano il vangelo vivano del vangelo.»  1 Corinzi 9:14

Un altro aspetto negativo e fuorviante a cui assistiamo sul Web è quando individui si autoproclamano con Curriculum Vitae non verificabili, allo stesso modo chiunque si può definire come super pastore, super apostolo, super missionario senza che lo siano veramente. Dio ci deve insegnare ed aiutare a scremare tante cose che ci arrivano, che lì per lì potrebbero sembrarci buone ed innocue ma che poi ci distolgono da quella che è la vera attenzione. La rete e in New Media sono solo strumenti? È solo l’utente ad usare la tecnologia o è anche la tecnologia ad usare l’utente?  Lo strumento non è neutro come dimostra la scoperta della “neuro plasticità”: ogni esperienza che facciamo lascia una traccia nel nostro cervello e questo si adatta continuamente alle circostanze in cui vive. Si usa, quindi, e si è usati. L’incontro virtuale è chiaramente diverso da quello fisico perché manca il corpo, la carne, direbbe Giovanni. Sui social si sta insieme ma manca la vicinanza fisica; ci sono “maschere virtuali” che configurano una “realtà non reale”. In gioco allora è la relazione: quella che i social network offrono  non da profondità, ricchezza, unicità; questo tipo di comunicazione manca il contesto intimo e personale. Possiamo fidarci di una persona, non di un messaggio.

La connessione allora è solo la condizione della relazione, è relazione potenziale da realizzarsi nell’integrità della relazione diretta, corporea, fisica: la rete costituisce un nuovo forum in cui far risuonare il Vangelo nella consapevolezza, però, che il mondo virtuale non potrà mai sostituire quello reale e che l’evangelizzazione potrà usufruire della virtualità offerta dai New Media per instaurare rapporti significativi solo se poi arriverà al contatto personale, che resta insostituibile. La rivoluzione digitale domanda di essere “abitata” e non “idolatrata”. Il continente digitale va vissuto con competenza, con apertura di spirito e con la nostra specificità di credenti che passa attraverso uno stile che si ispira al Vangelo e rinuncia alla forza del volume, all’aggressività dei messaggi e al bombardamento delle immagini

Dobbiamo mettere la Teologia nella Tecnologia in quanto quest’ultima deve essere funzionale ad una teologia pratica.

«C'è una via che sembra diritta a qualcuno, ma sbocca in sentieri di morte.»  Proverbi 14:12

Dobbiamo uscire dal Web e vivere la vita che Dio ci ha preparato.