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Buona Testimonianza

Foto ADI AID Buona testimonianza

Nella Scrittura il credente è definito "testimone" in ebraico ed e in greco testis, cioè colui che "... è presente ai fatti, che li conosce di prima mano, che ha vissuto in prima persona le cose che dice, quindi ne può garantire la veridicità" (Ruth:4:9-10; Isa:43:10,12; Ebr 12:1; Atti 13:31; 2 Piet 1:6; 1 Giov 1:1-2). La testimonianza è la dichiarazione del testimone 

La testimonianza che il credente del N.T. rende è l'annuncio del Vangelo, della Buona Notizia (Matteo 24:14, Atti 8:25; 20:24). Lo annuncia come testimone, perché ha sperimentato ciò che esso afferma. L'Evangelo è anche la testimonianza di Dio (1 Coro 2:1), in quanto Dio si rivela all'uomo tramite esso. Attraverso i suoi prodigi, i suoi interventi nella storia umana, Dio testimonia che la Sua rivelazione è autentica (Ebr 2:4). L'Evangelo è infine la testimonianza di Gesù (espressione usata unicamente nel libro dell' Apo1:2; Apo:1:9; Apo12:17; Apo:19:10), oppure testimonianza di Cristo (1 Cor 1 :6), ancora testimonianza del Signore (1 Cor:1:6), perché ci fa conoscere la persona e l'Opera di Gesù Cristo il Signore. Testimonianza resa non solo da quelli che lo hanno conosciuto personalmente ma anche da quelli che adesso lo conoscono spiritualmente (1 Piet 1:8; 2 Cor:5:16). La testimonianza è anche la fede che il credente professa (Atti 23:11; 2 Tim 1 :8). n credente rende la sua testimonianza nel mondo e nella chiesa. 

Il credente non rende la sua testimonianza con le sue parole, con le sue affermazioni di fede, ma anche con la sua condotta, in questo caso la testimonianza è confermata dalla testimonianza degli altri. Testimonianza che potrà essere definita "buona", "cattiva" o anche mediocre 

Quali sono le caratteristiche essenziali affinché la testimonianza del credente possa essere definita dagli altri "buona" 

1. SPIRITUALITA' (Atti 6:3-5) 

Spiritualità che si manifesta con la consacrazione, con la manifestazione completa dell' opera dello Spirito Santo (frutto dello Spirito e Carismi dello Spirito), con la sapienza spirituale. 

2. IL TIMORE DI DIO (Atti 10:22) 

Il timore di Dio è quel sentimento di riverenza e rispetto che il credente ha nei confronti di Dio che lo porta ad avere una condotta che possa compiacerlo e che possa onoralo davanti agli uomini (2 Cor 5: 11; 7: 1; Efe 5:21; Efe 6:5; Ebr 12:28; 1 Piet 1:17) 

3. EDIFICAZIONE (Atti 16:2) 

a. 1 credenti davano buona testimonianza di Timoteo perché il suo comportamento era sicuramente di edificazione (I Cor 14:26) 

b. Un credente che edifica è 

un credente che pratica la comunione fraterna nella comune adunanza (Atti 2:42; Ebr 10:25) 

che non cerca la propria gratificazione (Rom:15:2; Filp 2:3-4,20) Iii. che non scandalizza i deboli (Rom:14:13; 1 Cor:8:9

che si adopera alla pace, quindi non è litigioso (1 Cor:6:1,7-8; 1 Tim:6:4

che cera l'unità e il pari sentimento e non provoca o si associa alle divisioni (Rom:16:17; 1 Cor:1:10; Fil 2:2, Giuda 19) 

che non parla male dei fratelli (Col:3:8; Tito 2:3) vii. Che svolge il suo servizio con umiltà (2 Cor:10:1

4. FEDELTA' ALLA PAROLA (Atti 22:12) 

La spiritualità di Anania era testimoniata dalla sua fedeltà alla Parola di Dio (1 Cor:14:37

La Parola di Dio educa il credente ad avere una buona testimonianza (2 Tim:3:16

La Parola di Dio è l'unico parametro a cui il credente deve fare riferimento (1 Cor:4:6)

La fedeltà alla Parola di Dio è l'unico parametro a cui Dio farà riferimento per valutare il cammino della Chiesa (Apoc 3:8) 

5. COERENZA (1 Tim:3:7

La coerenza nella condotta dell'uomo è la corrispondenza fra le parole e l'azione. Nella vita del credente questa corrispondenza deve manifestarsi nella famiglia, nella chiesa e nel mondo. 

L'incoerenza squalifica una testimonianza e ciò che essa vuole proclamare (1 Cor:9:27; Rom:2:24

6. FEDE (Ebr 11:2) 

La fede di un credente è la sua testimonianza (2 Cor:4:13

Qui non si tratta di una fede religiosa astratta, fatta solo di proclami, ma quella vera dimostrata con le azioni e l'ubbidienza: ... per fede Abele offrì ... per fede Noè ... preparò un arca ... ecc (Giac 2:17,26) 

E' questa fede che ha un grande impatto nel mondo (1 Giov 5:4) 

7. COSTANZA (Ebr 11:39) 

Differenza fra perseveranza e costanza. La prima si valuta alla fine di un percorso la seconda durante. La prima fa riferimento al traguardo, la seconda alla qualità del cammino. Possiamo dire che senza la costanza sarà difficile essere perseveranti. Perseveranza indispensabile ai fini del raggiungimento della salvezza (Matteo 10:22; Matteo 24:13; Marco 13:13) 

Dei testimoni citati nel nostro testo di Ebrei (di cui non sappiamo il nome), la loro testimonianza di fede non cambiò malgrado le circostanze avverse. 

La spiritualità, il timore di Dio, l'edificazione, la fedeltà alla Parola, la coerenza, la fede, tutte cose che rendono "buona" una testimonianza, se variano con il variare delle circostanze non si può più definire "buona" la testimonianza del credente, semmai, ''volubile'' e "incostante". 

La Scrittura ci ricorda che il credente necessita della costanza (Ebr 10:36). 

CONCLUSIONE 

L'aggettivo "buona" ci parla dell' eccellenza della testimonianza, aggettivo che troviamo sia nella parabola dei talenti (Matteo 25:21,23) che nella parabola delle mine (Luca 19:17). E' da notare che nella parabola delle mine l'aggettivo buono viene dato soltanto al servitore che traffica la mina al massimo, l'altro rappresenta una testimonianza mediocre. 

In conclusione possiamo anche dire che una testimonianza è buona quando è fatta di impegno reso al massimo sia nel trafficare le capacità che Dio ci dona per servirLo, che nel molto frutto che manifestiamo nella salvezza donataci da Dio. 

Spiridione Strano

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